Ci sono quelle mattine in cui apri gli scatoloni degli arrivi in fumetteria e, tra una variant supereroistica e l’ultimo acclamatissimo volume manga, ti ritrovi tra le mani un’opera che ti costringe a fermarti. Un libro che non ha alle spalle il baccano dei grandi reparti marketing, ma che grida con un bianco e nero pazzesco tutta la potenza del fumetto d’autore. Stiamo parlando di “L’autobus incantato“ di Majid Bita.
Se avete amato il suo precedente lavoro, Nato in Iran, sapete già che Majid Bita non è un autore che usa mezze misure o scorciatoie consolatorie. Ma con questa sua nuova fatica, edita dalla sempre coraggiosa Canicola Edizioni, l’autore compie un salto di maturità impressionante, confezionando quello che la critica specializzata e i blog di settore stanno già definendo uno dei fumetti più importanti e potenti degli ultimi mesi. Un’opera rimasta parzialmente fuori dai radar del grande pubblico, ma che per noi dell’Antro è un dovere assoluto farvi scoprire.
Un viaggio claustrofobico nella storia (e nella paura)
La trama ci porta nell’Iran dei primi anni Novanta. Ventuno intellettuali, tra scrittori, poeti, giornalisti e artisti liberi, salgono su un autobus diretti in Armenia per un convegno culturale. Sembra l’inizio di una bellissima occasione di scambio, di rinascita, di respiro profondo lontano dalle maglie strette del controllo statale. Ma quel viaggio si trasforma rapidamente in un incubo claustrofobico a ruote spiegate.
Senza fare troppi spoiler per non rovinarvi l’incredibile tensione che si respira pagina dopo pagina, vi basti sapere che la storia è tragicamente basata su un fatto di cronaca reale: un tentato sterminio di Stato orchestrato dal regime teocratico per mettere a tacere, una volta per tutte, le menti più brillanti e dissidenti della nazione. Bita trasforma questo evento in un vero e proprio thriller psicologico, dove l’autobus diventa un microcosmo di speranze, disillusioni, terrore puro e incrollabile amore per l’arte.
Un bianco e nero che graffia lo stomaco
Dal punto di vista visivo, siamo di fronte a qualcosa di eccezionale. Il bianco e nero di Majid Bita non è fatto per decorare, ma per ferire. Le sue chine sono dense, pastose, sporche e graffianti. Le ombre sembrano quasi muoversi sulla pagina, avvolgendo i passeggeri dell’autobus e trasmettendo fisicamente al lettore quel senso opprimente di pericolo costante e inevitabilità.
La maestria dell’autore sta nel riuscire a far dialogare la durezza della realtà geopolitica con una dimensione quasi onirica e surreale — da qui il contrasto potente del titolo, quel termine “incantato” che assume sfumature grottesche e drammatiche. I volti dei protagonisti, scavati dalla paura ma accesi dalla passione per la parola scritta, vi rimarranno impressi nella memoria visiva ben oltre l’ultima pagina.
“Non è solo una storia sull’Iran di trent’anni fa; è una riflessione universale e dolorosamente attuale su cosa significhi resistere attraverso la cultura quando il potere circostante vuole solo il tuo silenzio.”
Perché dovete assolutamente portarlo a casa
All’Antro dei Fumetti ripetiamo spesso che le storie migliori sono quelle che ci lasciano cambiati, quelle che quando chiudi il volume ti lasciano un peso sul petto e una gran voglia di parlarne con qualcuno. L’autobus incantato fa esattamente questo. È un fumetto politico nel senso più nobile del termine: fa memoria, interroga il nostro presente e celebra il coraggio di chi non rinuncia alla propria voce, a costo della vita.
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